Roma, 22 febbraio- Molti stanno intervenendo sul futuro delle sale cinematografiche. In primis Renzo Piano che in una lunga lettera pubblicata ieri (giovedì 20 febbraio) su Repubblica e indirizzata al direttore ha espresso un accorato appello per la salvaguardia e la preservazione dei cinema, creatori di comunità.
“Quelle cubature, attive o abbandonate che siano, rappresentano gli ultimi polmoni di ossigeno per le nostre città, sempre più sature di automobili, centri commerciali, alberghi e case vacanza. L’apertura alla riconversione di quelle aree diventerà in pochi anni la pietra tombale delle nostre metropoli, danneggiando tutto, incluso il commercio al dettaglio”.
E ancora: “Oggi, come in passato, è essenziale riconoscere l’importanza dei nostri spazi culturali, a Roma come in tutte le capitali d’Europa”.
Anche Alberto Barbera, Direttore artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, si è espresso sul futuro delle sale cinematografiche nelle grandi città: “Le considerazioni espresse da Renzo Piano non possono che trovarci pienamente consenzienti. In ballo non sembra esserci soltanto il destino di molte strutture, alcune chiuse da lungo tempo e altre ancora temporaneamente attive: in gioco è la sorte stessa delle nostre città. Con la perdita di importantissimi luoghi di aggregazione culturale, queste rischiano la desertificazione culturale e sociale, come è pienamente dimostrato da tante esperienze del passato che, insieme alla chiusura dei cinema, hanno visto la conseguente serrata di bar, ristoranti e altri luoghi di prossimità aperti al pubblico. Per evitare la trasformazione di interi quartieri in non-luoghi, infrequentabili in orari serali per la mancanza di attività di richiamo e per il rischio di comportamenti socialmente pericolosi, la strada percorribile è una sola: garantire la continuità delle attività culturali esistenti e il recupero di una parte dei locali chiusi da tempo. Questi andrebbero riconvertiti in “spazi terzi” sul modello di esperienze analoghe di altri Paesi, combinando attività legate al cinema, al teatro, alla musica, agli spettacoli, alle librerie e alla cultura in generale. Solo in questo modo si può evitare che le città siano progressivamente trasformate in centri commerciali, ponendo una “pietra tombale” sulle nostre comunità. Le città invece vanno aiutate a crescere, per la costruzione di un futuro diverso e umanamente sostenibile”.
Il regista Gabriele Salvatores, sempre su Repubblica (venerdì 21 febbraio), si è unito all’appello degli autori al Presidente della Regione Lazio Rocca per non far in modo che le sale restino al servizio della comunità come centri di cultura. “Il cinema spaventa la politica, ma in Italia non sa fare squadra. Uniamoci per salvare le sale”. Infine Totti, l’ex capitano giallorosso, si è espresso contro la chiusura dei cinema di Roma. “”Da bambino, a Porta Metronia, non mi faceva sognare solo il calcio, ma anche andare al cinema. Nel quartiere ce n’erano tanti: a San Giovanni il Royal, il Paris, il Maestoso a li amavo tantissimo. Non capisco come si possa pensare di trasformare i cinema abbandonati di Roma in altri centri commerciali e supermercati”.